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Alessandra Melucci

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Ripristinare la biodiversità e tutelarla, ha quindi a che fare, in qualche modo anche con il ripristinare e tutelare un valore (la relazione con la natura di cui siamo parte) che dà senso al nostro stare nel mondo come individui e come specie. Tuttavia, nonostante tutti i buoni propositi, le grandi campagne, le convenzioni internazionali e le leggi, il trend della biodiversità è ancora distante dagli auspicati obiettivi 2020 e 2030 che puntano a “garantire la conservazione, il ripristino e l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi di acqua dolce terrestri e dell’entroterra nonché dei loro servizi, in modo particolare delle foreste, delle paludi, delle montagne e delle zone aride, in linea con gli obblighi derivanti dagli accordi internazionali”.

Declinando nel piccolo questa dissonanza tra obiettivi e risultati, voglio condividere l’esperienza che in questi mesi primaverili mi ha portato più volte ad imbattermi in viali alberati potati in modo estremo, capitozzati, come si dice in termini tecnici. Ho pensato: “Guarda, alla fine, siamo qui a piantare alberi per il mondo, a ripristinare ambienti lontani e quelli che abbiamo sotto casa, che già ci sono e che ogni giorno garantiscono la qualità dell’aria, mitigano la temperatura delle strade che percorriamo, rendono più piacevoli le nostre città, si fanno casa per altre specie, li amputiamo privandoci di tutti questi benefici e  arrecando danno alla salute degli alberi e alla nostra”. L’incoerenza di queste abitudini di mala gestione del verde sono ben presentate nel video realizzato dal Bosco di Ogigia, progetto di divulgazione di buone pratiche ambientali e agricole a cura di Francesca Della Giovampaola e Filippo Bellantoni.

Vi invito a guardare il video prima di proseguire con la lettura del testo.

Cosa avete pensato? Vi siete guardati intorno a verificare lo stato degli alberi delle vostre strade? Come vengono potati?

Si dice “prevenire è meglio che curare”. Ho pensato a questo: quanti benefici ambientali, sociali e economici si avrebbero, solo modificando le pratiche di manutenzione in una direzione più consapevole? A volte le soluzioni sono più semplici di quanto si creda, a volte gli errori sono portati da mancanza di conoscenza, non della tecnica da utilizzare, ma degli organismi e degli equilibri ecologici che con quella tecnica si vanno a modificare. Più la nostra conoscenza si avvicina a comprendere la natura e non solo con la testa, ma a sentire che siamo parte di essa, più saremo capaci di agire contribuendo a creare vantaggi ecologici per tutta la comunità terrestre, in modo che ciascuna specie e ciascun individuo possa partecipare alla salute del sistema, semplicemente conducendo le proprie attività quotidiane.

Questo è uno dei moltissimi esempi direttamente o indirettamente legati alle risorse della vita che vengono danneggiate per mal curanza o poca conoscenza, ancor prima che per cattive intenzioni. E a questo livello il margine di manovra è molto ampio e a portata di mano. Per la maggior parte dei casi si tratta di cambiare abitudini, tecniche, pratiche di gestione consolidate nel tempo. E abbiamo visto che se la volontà esiste, siamo capaci di modificare in breve le nostre abitudini. Lo abbiamo fatto per la salute delle persone, possiamo farlo per la salute dell’intera rete della vita di cui siamo parte.

A questo proposito mi sovvengono nuovamente le parole di Victor, studente che ha svolto un master sulla foresta amazzonica e che in un incontro su Natura e Popoli indigeni organizzato dal progetto PiantaunaPianta ha rivolto questa domanda: Quali azioni che voi realizzate lì, nella vostra terra, possono generare vita, nella vita dei popoli e nella vita del pianeta? E quali azioni che voi realizzate lì, nella vostra terra, possono generare morte?

Questa domanda da allora mi accompagna ed è diventata per me una chiave importante di osservazione e auto osservazione. Mi sembra che aiuti a riportare gli sforzi per la tutela della biodiversità a una dimensione locale e quotidiana. Come può trasformarsi il nostro stare insieme affinché ciò che facciamo, produciamo, consumiamo, buttiamo, il come abitiamo, ci spostiamo, non solo abbia meno impatto, ma nutra e sostenga le funzioni ecologiche della Terra per generare vita?[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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