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Franco Pistono

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Tuttavia riportiamo al presente la catena di “per fare, per fare, per fare”, in favore della quotidiana meditazione: anche per fare una città – o per rifarla -, in senso lato, ci vuole un fiore… e se proprio non un fiore soltanto, un po’ di piante certamente sì!

Alcune ragioni?

Ecco un po’ di virgolettati presi a prestito da un bel servizio di Repubblica.it.

 

“Non c’è altra soluzione migliore per rendere le città più vivibili da tutti punti vista, sanitario, culturale, che quello di avere alberi.”

 

“Le città rappresentano solo il 3% delle terre emerse e questo 3% genera il 70% di emissioni clima alteranti: oggettivamente siamo molto indietro rispetto alla consapevolezza di questi aspetti.”

 

“Molta parte dell’inquinamento, specie il PM10 e il PM2,5, che vanno nei nostri polmoni, se noi avessimo dei boschi rimarrebbero bloccati sulle foglie e quindi avremmo vantaggi enormi.”

 

“C’è una legge, il decreto clima, che per la prima volta destina una cifra significativa per portare foreste in città.”

 

Nel servizio vengono fatti tre esempi concreti, considerando i lavori in corso a Prato, Torino e Milano.

Nella prima, a Prato appunto, stante l’assenza di spazio, si sta progettando una “giungla urbana”, con idea di intervenire sugli edifici esistenti, rivitalizzandoli attraverso delle facciate vegetali, di tipologie e specie differenti.

Gli interventi verranno inseriti nelle case popolari, dove l’azione diventa anche una sfida in termini sociali, in edifici industriali recuperati e in edifici per uffici.

A Torino, nel parco della Pellerina, c’è un vivaio nato nel 2020, che rappresenta uno degli interventi di riforestazione urbana che hanno visto complessivamente circa 50.000 piante messe a dimora.

Torino è la prima città italiana ad avere un piano strategico delle infrastrutture verdi, una sorta di piano regolatore del verde, appunto.

Infine viene considerata Milano, con il progetto ForestaMi, realizzato dal locale Politecnico, che ha l’obiettivo di piantare 3.000.000 – sì, tre milioni! – di piante nella città metropolitana entro il 2030.

A me è piaciuta molto la conclusione del servizio – “Quando si parla di verde urbano, non si deve parlare di costo, si deve parlare di investimento. Altro aspetto è considerare che il prezzo di una pianta è esiguo, e che la stessa costerà in manutenzione, ma la manutenzione è occupazione.” –, che mi trova perfettamente d’accordo.

Penso che questa riflessione cambi la prospettiva con cui siamo soliti guardare le cose, e spero che, cambiando il pensiero (nel caso verso una nuova visione di città, di territorio, di paese e così procedendo) forse, finalmente, riusciremo anche a cambiare il mondo.

 

Grazie ad Alberto Maffiotti per la fotografia che accompagna l’articolo, riportandoci alla bellezza che ci circonda e alla quale dobbiamo saperci rivolgere sempre, come girasoli alla luce.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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