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Franco Pistono

[/split_line_heading][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” centered_text=”true” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][vc_column_text]È con piacevole consonanza che riprendo l’articolo di Paolo Stella, stante l’interesse del e per l’argomento. 

L’approccio presentato con la sua riflessione dal titolo “Alberi sacri” può sembrarci in parte spiazzante, intrisi come siamo di una cultura che parla una lingua differente; ma se ci sforziamo di guardare le cose in un altro modo, da un’altra prospettiva, il risultato può cambiare.

Partiamo dalle parole, dal loro intimo significato, troppo spesso sconosciuto: che vuol dire cimitero? 

Contrariamente alle aspettative, scopriamo che nel nome non vi è nulla di triste o macabro, bensì il contrario; cimitero è semplicemente “luogo in cui si va a dormire”, o “luogo di riposo”.

Perché non pensare a un luogo “vivo” dunque, all’interno del quale, credenti o meno, trasferire questa più luminosa visione? 

Pensiamo poi a come popolare questo luogo, a come rappresentare questo cambio di stato, nel segno di certa purezza di pensiero, di forma e sostanza. 

Ho trovato una proposta suggestiva, evocativa, alla quale consiglio di prestare attenzione: capsula mundi.

In pratica, sul sito si parla di “un diverso approccio al tema della morte” che passa attraverso l’utilizzo di “un contenitore dalla forma arcaica e perfetta, quella dell’uovo, realizzato con un materiale biodegradabile, nel quale viene posto il corpo del defunto in posizione fetale o le ceneri”. La capsula viene poi interrata, dando vita a un albero.

Per motivi sui quali sorvolo, nella mia vita ho letto parecchio di storia e filosofia cristiana, specie delle prime ore. 

Bene, una cosa che, molti anni or sono, mi colpì profondamente e mi commosse fino alle lacrime, fu scoprire come le sepolture dei primi adepti della nuova religione monoteista – parliamo di catacombe – fossero inizialmente caratterizzate da una sostanziale uniformità.

Immaginate un colombario, con i suoi loculi indistinguibili l’uno dall’altro, pensate di accostarvi a essi nella semi oscurità, cercando quello contenente le spoglie di un amico o di un parente. Un’immagine drammatica, toccante, pienamente umana, non trovate? 

Pensiamo ora di tornare a quell’antica, fiduciosa uguaglianza, attualizzandola tuttavia alle odierne esigenze e istanze di ri-avvicinamento alla natura, di ri-armonizzazione con la stessa, trasformando un inutile, triste e vetusto “consumo di suolo”, costoso da ogni punto di vista, in distese di alberi della memoria, sotto i quali riposare nei secoli, da letteralmente nutrire, dentro cui, pur diversamente, ancora vivere.

Non siamo padroni di questo pianeta, siamo parte di esso: ricordiamolo.

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