[vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][split_line_heading animation_type=”default”]

Franco Pistono

[/split_line_heading][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” centered_text=”true” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][vc_column_text]Due ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare.

Li vide una nuvola, che mossa a compassione pianse dal dolore e agitò le loro foglie… ma non fu sufficiente, i ciliegi non si toccarono.

Li vide una tempesta, che mossa a compassione urlò dal dolore e agitò i loro rami… ma non fu sufficiente, i ciliegi non si toccarono.

Li vide una montagna, che mossa a compassione tremò dal dolore e agitò i loro tronchi… ma non fu sufficiente, i ciliegi non si toccarono.

Nuvola, tempesta e montagna ignoravano che, sotto la terra, le radici dei ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.

 

Anonimo giapponese – Storie zen

 

Ancora una volta sono gli alberi a parlarci di legàmi, vibranti metafore di umani eventi, simboli e memorie immersi nella nostra quotidianità.

C’è una storia che mi va di raccontare, una storia di dolore e coraggio, sconfitta e rivincita, una storia che trova la sua catarsi nell’arte, nella natura e nella capacità di coesione di un’intera comunità.

A Casale Monferrato nel 1907 viene inaugurata una fabbrica, la Eternit; la promessa è lavoro e benessere diffuso.
Si tratta dello stabilimento più grande d’Europa e resta attivo fino al 1986.

Il seguito è tristemente noto: un oceano di lutti, purtroppo non ancora terminati.
Tuttavia la città si scuote, reagisce e, sulle vestigia della Eternit, immagina un parco che, già nel nome, ne “neghi” l’essenza, pur conservandone memoria: l’Eternot.
Bellezza, natura, vita, a riequilibrare il destino: una rinascita.

L’amministrazione comunale apre un bando, invitando diversi artisti visivi a immergersi nella realtà casalese, per poi progettare un’opera d’arte pubblica destinata al parco.
Siamo nell’aprile del 2016 e la decisione viene assunta, con grande attenzione alle riflessioni dei cittadini i quali chiedono “un monumento vivo, che crei relazione fra persone e con altre realtà che affrontano la lotta all’asbesto, che sia generativo, che caratterizzi fisicamente il parco”.
Per i valori che incarna, per la vitalità che esprime, per il senso di responsabilità che richiede, per la proposta di sostituire l’immagine dell’Eternit con una pianta simbolo dal forte valore poetico, il monumento scelto è “Vivaio Eternot” dell’artista Gea Casolaro.

Si tratta di una storia strana, nella quale non tutti “vissero felici e contenti”, ma da cui si ricavano generose lezioni: tenersi, comprendere, custodire, aver cura.

In occasione della giornata mondiale delle vittime dell’amianto del 2017 si è dato l’avvio al Premio Eternot, assegnato a un massimo di dieci tra enti, amministrazioni o singoli cittadini, distinti per l’impegno profuso nella cura, la ricerca, la diffusione dell’informazione, in importanti e significative azioni di bonifica, nelle battaglie sociali e legali legate ai danni causati dall’amianto; il premio è costituito da una pianta di Davidia involucrata, detta anche “albero dei fazzoletti”.

L’obiettivo è mettere a dimora le davidie sul territorio, a formare un monumento diffuso che cresca negli anni, incarnando e “seminando” vicende e valori.

Ancora una volta sono le piante a parlare per noi, nel silenzio di un ricordo composto, con una bellezza quieta che noi esseri umani, purtroppo, non possediamo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Lascia un commento