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Alessandra Melucci

[/split_line_heading][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” centered_text=”true” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][vc_column_text]La Terra, minuscola perla azzurra che naviga nell’Universo, è una signora di 5 miliardi di anni e che, da circa 4 miliardi di anni, accoglie la vita.

Accogliere non è proprio corretto, poiché potrebbe fare pensare che la Terra sia uno spazio inerte e gli esseri viventi i suoi abitanti. In realtà, non è possibile separare la Terra, come la conosciamo, dalla Vita.

Lo descrive bene il biologo Lewis Thomas affermando che Vista dalla superficie Lunare (…), la Terra ha l’aspetto organico, autosufficiente, di una creatura viva, ricca di conoscenza, meravigliosamente capace di amministrare la luce solare che la tocca”.

Questo, del resto, è quello che conferma James Lovelock nella sua famosa Teoria di Gaia: la Terra è un organismo vivente capace di autoregolarsi per mantenere costanti le condizioni fisico-chimiche che garantiscono la vita stessa.

«il clima e l’ambiente superficiale della terra sono regolati dalle piante, dagli animali e dai microrganismi che vivono su di essa; e, nel suo insieme, il pianeta si comporta non come una sfera inanimata di rocce e terreno, sostenuta dai processi accidentali e automatici della geologia, come da lungo tempo affermato dalla scienze della Terra tradizionali, ma piuttosto come un sovra organismo biologico – un corpo planetario – in grado di autoregolarsi» (James Lovelock)

 

La diversità della vita è il motore che attiva e mantiene questi processi di autoregolazione e per questo è così importante preservarla e ripristinarla dove è stata alterata o distrutta.

Ma in tutto questo che posto occupa l’uomo?

Culturalmente siamo portati a pensarci come altro dalla natura. Basta riflettere su come parliamo del nostro rapporto con lei: l’uomo distrugge la natura; l’uomo deve proteggere la natura; è necessario rispettare la natura; la natura sostiene l’uomo…salviamo la natura!

Raramente si dice che l’uomo è natura. Ma da questo nuovo punto di vista molte cose cambiano.

In questo caso la cura del Pianeta non è cosa diversa dalla cura di sé. E allo stesso tempo il Pianeta è anche l’uomo.

Questa idea di unità, propria delle culture native, è oggi una visione del rapporto uomo-natura che sta riemergendo, risvegliando il senso di appartenenza alla rete della vita.

In diversi modi e forme questa consapevolezza sta emergendo in tutto il globo e un senso di responsabilità verso la “casa comune che siamo” sta unendo le persone nella costruzione di quella che il sociologo Edgar Morin ha chiamato cittadinanza terrestre.

L’adesione di 190 Paesi al movimento della Giornata Mondiale della Terra, istituita nel 1970, testimonia questo processo in espansione.

Come molti studiosi e pensatori sostengono, la nuova avventura di coabitazione creativa e non distruttiva del pianeta sarà possibile solo se impareremo a comprendere e rispettare le “regole del gioco”, i principi su cui la vita ha basato la propria evoluzione, per cambiare il nostro sguardo sul mondo per leggerne le interconnessioni.

In questo modo potremo diventare sempre più consapevoli del fatto che il come viviamo, il come realizziamo la nostra vita come individui e come società partecipa inevitabilmente ai processi di autoregolazione del Pianeta. Che questo sia di aiuto o di ostacolo dipende dalla nostra responsabilità, ovvero capacità di rispondere a … rispondere al ruolo che si desidera avere nel grande gioco della vita.

Per questa giornata, come stimolo a rispondere a, vi offro la riflessione che Victor, un giovane studente brasiliano mi ha presentato a un incontro sul tema dei Popoli indigeni organizzato dal progetto Pianta una Pianta:

Quali azioni che voi realizzate lì, nella vostra terra, possono generare vita, nella vita dei popoli e nella vita del Pianeta?[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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