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Franco Pistono

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Così la nota del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) che richiama la ricorrenza, aggiungendo che essa ha lo scopo “di sviluppare il concetto di cittadinanza del mare e rendere gli studenti cittadini attivi del mare, tutori per la conservazione del bene e suoi diffusori per la cultura che esso implica.”.

Io al mare sono molto legato; quando gli sto di fronte ogni mia cellula vibra, vinta dalla sua forza quieta, dall’intima energia e dall’infinita bellezza… la sua sola presenza mi infonde pace, attenua la mia umana fragilità e mi tranquillizza, mettendomi in risonanza con il tutto circostante.

Il mare, con la sua sinestesia di colori, profumi e suoni – e, quando si può, con le sue carezze sulla pelle e il suo sapore sulle labbra – per me è la miglior cura, per corpo e anima.

Abbiamo visto che, tuttavia, questo continuo suo darsi senza nulla chiedere impone oggi una piccola restituzione da parte nostra; per questo l’indicazione ministeriale orientata alla sensibilizzazione dei giovani è opportuna, essendo loro il futuro del pianeta e suoi custodi.

Se diamo un’occhiata all’obiettivo 14 dell’Agenda 2030, dedicato proprio alla conservazione degli oceani, ci accorgiamo che bisogna darsi da fare, alzando addirittura l’asticella. Per esempio, il punto 14.5 dice di “preservare (entro il 2020, ndr) almeno il 10% delle aree costiere e marine, in conformità al diritto nazionale e internazionale e basandosi sulle informazioni scientifiche disponibili più accurate”.

Ora, non so a voi, ma a me quel “almeno il 10%” suona un po’ come il famoso 6 a scuola. Certo in certe fasi della vita il 6 va benissimo, si passa e si va oltre, ma perché partire dal minimo, puntare alla sola sufficienza, se si può far meglio?

Già che ci siamo, anzi, come si dice, già che abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno, no?

Invece no: trentuno, no! Ma trenta sì, trenta proprio volentieri… per trenta![/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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