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Franco Pistono

[/split_line_heading][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” centered_text=”true” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][vc_column_text]”Le piante sono note per rispondere agli stimoli e la musica può rappresentare il filo che unisce i mondi, il substrato di tutte le cose. È stato osservato che diversi tipi di suono influiscono in modo diverso sulla salute delle piante.”.

Sono bastate queste righe a farmi invaghire della ricerca dei dottori Domenico Prisa (Phd in crops science production) e Paolo Gullino (ricercatore piante innovative); per me, che sono cresciuto facendo scivolare le dita su tasti e corde, è stata una scoperta avvincente.

L’articolo si apre conducendoci “nei secoli passati e nelle tradizioni più antiche”, alla scoperta di rituali agricoli “quasi sempre caratterizzati da canti e musica, volti a propiziarsi le stagioni, aiutare a far germogliare, crescere e raccogliere le piante”.

Una breve riflessione personale: non so a voi, ma a me capita molto spesso di discutere della saggezza contenuta in certe usanze andate e, immancabilmente, la replica dell’interlocutore di turno cala come una mannaia, sentenziando che quel sapere “non ha evidenza scientifica”, che si tratta di “stranezze” o, peggio, di “sciocchezze” e “superstizioni”.

A quel punto io mi incupisco, perché credo che quelle stratificazioni di conoscenza, poggiate su lunghi tempi di attente, scrupolose osservazioni, abbiano sostanziosi valore e affidabilità.

Per fortuna capita che qualcuno faccia degli studi come quello che vi sto presentando, e allora tutto torna, sorriso del sottoscritto compreso!

Nella ricerca scopriamo così che si evidenziano tre categorie di effetti della musica sulle piante, ovvero: “effetti meccanici del suono: risonanza, pressione, vibrazioni; effetti elettromagnetici del suono, condotti anche da risonanze, fenomeni elettromagnetici e vibrazioni energetiche; effetti dell’aspetto emozionale della musica sulle piante: le piante sono sensibili alle emozioni e ai pensieri.”.

Se le piante non possono percepire la musica come gli animali, non avendo organi di senso dedicati, esse tuttavia avvertono le onde sonore.

Considerando per esempio la vite, alcuni esperimenti hanno dimostrato che, in presenza di determinate composizioni, le piante trattate evidenziavano “una superficie fogliare maggiore rispetto a quelle non trattate (…) con riflessi sulla qualità del vino e la diminuzione degli attacchi degli insetti e dei parassiti”.

Non racconto molto di più perché – lo ripeto per i curiosi – l’articolo è a disposizione; concludo invece commentando i gusti dei nostri musicofili amici vegetali.

“Hayden, Beethoven, Brahms, Schubert, Mozart, Vivaldi, Mahler e Bach” sono tra i loro autori preferiti, anzi testualmente “raccomandati”.

Buone scelte, nulla da dire, ma da pianista nostalgico qualche grossa assenza la noto: l’adorato Chopin, prima di tutto, Rachmaninov e, magari, anche Scriabin.

Insomma, se voi foste una pianta, non vi piacerebbe crescere con l’adagio della seconda sinfonia dell’immortale Sergej?

A me sì che piacerebbe: mi piacerebbe da fiorire![/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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