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Marina Serafini

[/split_line_heading][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” centered_text=”true” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][vc_column_text]Un tributo ad un Amico, che osservando la natura si interrogava sull’Eternità. Questo dialogo lo ha scritto lui prima di lasciarci.

Ciao Daniele.

 

 

Dove Andiamo Oggi?

F- Papà, oggi dove andiamo?

P- Scegli tu oggi, è domenica e il calcio è stato sospeso.

F- Papà per te la partita è la cosa più importante?

P- Beh…No! Insomma… Un pochino importante.

F- Andiamo nel bosco?

P- Nel bosco? A fare che?

F- Ti posso fare una domanda, pà?

P- Sì certo.

F- Ci sono o sono mai esistiti alberi che non muoiono mai?

P- Ma che domande fai? Tutti gli esseri viventi, ad un certo punto muoiono, alberi compresi.

F- Sei sicuro pà? Nell’Eden Dio creò l’Albero della Vita; non solo, “fece crescere ogni albero desiderabile alla vista e buono come il cibo”. Sembra che Dio non abbia “seminato o piantato” questi alberi speciali ma li abbia fatti nascere così.

P- E allora?

F- Pà, mi domando se questi alberi, specie quello della vita, che sono parola di Dio, e quindi eterni, non possono morire.

P- Forse è meglio cambiare discorso…

F- No pà, pensa un po’ ai semi di un albero eterno; cosa nascerà da questi semi? Un altro albero eterno?

P- Non saprei, forse sì.

F- Sai che guaio: ad un certo punto non ci sarà più posto per un albero e i semi, che germinano alberi immortali, non avranno più spazio e cominceranno ad ammucchiarsi fino a coprire tutto l’Eden.

P- Che vuoi dire?

F- Pensa: se Adamo non avesse mangiato il frutto dell’albero del bene e del male noi vivremmo ancora nell’Eden che sarebbe, dopo tanti millenni, sovrappopolato di esseri immortali, alberi immortali… anche animali? Come potresti farti una costoletta alla brace di un maialetto immortale? Pare che nell’Eden tutti fossero vegetariani, potendo solo mangiare i frutti degli alberi. Una bella palla, pà.

P- Mi sa che tu ti crei dei ragionamenti paradossali.

F- Dimostramelo!

P- Facile! Ci sei mai stata nel Paradiso Terrestre?

F- No papà, ma se oggi andiamo a passeggiare nel bosco, forse, potremo vedere l’eternità.

P- Ma che dici! Eternità è una parola astratta.

F- No pà, quando vedi una piantina che nasce, lì c’è la vita; quando osservi un albero, lì c’è la vita; quando l’albero finisce il suo ciclo e si secca, un altro albero sarà nato e cresciuto. La piantina e l’albero non sono nomi astratti. Quando sono vivi prendono in prestito un pezzetto di eternità. Quando il tronco cade le formiche ne fanno la loro casa, e i funghi lo trasformano in fertile humus che nutre un nuovo albero.

Papà c’è la partita in differita. Accendo la TV?

P- Mettiti gli scarponi che andiamo nel bosco.

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NEL BOSCO

F- Pà quale è la parte più vitale dell’albero? 

P- Non lo so, non sono un botanico. Distinguo a malapena la quercia dal limone. Figurati se so queste cose.

F- Ti dico questo e poi passeggiamo in silenzio. Nei sistemi come Android, l’utente che ha il privilegio di “root” (radice) può modificare liberamente qualsiasi restrizione imposta dal sistema, può aumentare la durata della batteria, disabilitare i tracciamenti in back ground, installare applicazioni non certificate, modificare dati di sistema nascosti e inaccessibili…

Essere “radice” ti consente pure di cambiare tutto il sistema del tuo smartphone con delle versioni modificate.

Metti che il tuo smartphone diventa un “mattoncino”… se sei “root” lo puoi ripristinare. Tante cose insomma.

Allo stesso modo, se un uliveto è distrutto da un incendio non è detto che muoia: le radici non muoiono, e dopo un po’ vedi che nasce un nuovo ramoscello. La chioma, i rami, il tronco sono diventati cenere, le radici no. La cenere è un buon nutrimento per le radici, e l’ulivo rinasce dalle ceneri come l’Araba Fenice.

P- Passeggiamo.

F- Attento a non smuovere troppo le foglie secche che lì sotto ci sono le ife.

P- Le… che???

F- Vuoi che mi sintonizzo sulle partite pà?  No! Qui non c’è campo.

P- Parlami delle ife e dimmi pure come si cucinano…

F- Forse è meglio che ti colleghi al sito di “Plant For The Planet”, così cominci a capire bene gli alberi e i loro amici sotterranei.

P- E poi?

F- “Plant For The Planet” è stata fondata da un bambino che, come me, ama gli alberi e i suoi abitanti. Noi bambini ne sappiamo molto di queste cose, e possiamo insegnarle dal vivo passeggiando nei boschi. Anche i grandi, quelli esperti di ecologia, botanica, di foreste e boschi insomma, quando spiegano, spesso, lo fanno in modalità “bambino”, nell’innocenza di occhi che vedono la luce della chioma degli alberi. Pà, hai notato come erano luminose le foglie di quella quercia? Dovresti vederle di notte, quando emettono piccoli punti luminosi. Ci vuole occhio però.

P- Quando la prossima?

F- Domenica pomeriggio, quando farai a meno della partita.

P- Argomento?

F- Sul Linguaggio Scientifico, come ce lo spiega Peter Wohlleben nel capitolo 17 del suo libro “La Rete Invisibile Della Natura”: compralo e studialo. Noi bambini spieghiamo come ci dice di fare Peter. Curioso, eh?

“Per me è più importante che comprendiate emozionalmente lo stato delle cose, così da farvi vivere un’esperienza della natura completa dal punto di vista sensoriale. Perché solo in questo modo posso trasmettervi la gioia che riescono a darci le altre creature e i loro segreti.” (Peter Wohlleben)[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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