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Alessandra Melucci

[/split_line_heading][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” centered_text=”true” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][vc_column_text]“Chiunque ha diritto a una casa dove il sole, le stelle, i campi aperti, i grandi alberi e i fiori siano liberi di impartire un’indisturbata lezione di vita”.                         Jens Jensen, Architetto del paesaggio, 1930

 

Lultimo bambino nei boschi, libro di Richard Louv, pubblicato nel 2006, ha un titolo che suona come un monito per chi ha avuto la fortuna di giocare la propria infanzia esplorando cortili, giardini, campi o fossi. Un monito sul rischio di vedere congelato questo movimento libero e avventuroso che si sposta tra rami e sassi basculanti, che permette di annusare l’odore del muschio e della resinosa corteccia, che sostiene la fantasia nel trovare castelli e draghi tra le fronde di un vecchio salice piangente.

Un avvertimento carico di preoccupazione che purtroppo ha manifestato la serietà delle sue argomentazioni con il passare degli anni. La qualità della relazione dei bambini con la natura, infatti, si è evoluta di pari passo con la qualità dello sviluppo territoriale e socio-economico. Così come la natura è stata  fisicamente “reclusa” in ambiti circoscritti e protetti, esclusa dai luoghi del vivere quotidiano, addomesticata per scopi decorativi, l’esperienza della relazione con essa, concessa oggi ai giovani, è un’esperienza sempre più ridotta e guidata, relegata a qualche gita o vacanza speciale. La libertà di giocare quotidianamente con la natura alimentando meraviglia e creatività sta venendo a mancare. Questo allontanamento è causa di una forma di disagio denominato dall’autore Disturbo da Deficit di Natura (Nature Deficit Disorder – NDD). Molte ricerche scientifiche, infatti hanno confermato questa correlazione riconducendo il NDD a numerose sintomatologie fisiche e psicologiche sempre più diffuse tra i bambini come stress, ansia, disturbi dell’attenzione, difficoltà di apprendimento, ecc.  E ancora più profondamente viene attribuito alla scarsa relazione con la natura, la mancata opportunità di strutturare abilità interiori, psico-emotive e pratiche per potersi interessare e occupare del mondo in età adulta.

Pare quindi che se davvero vogliamo costruire un mondo migliore e ricercare strade di convivenza co-creativa con la comunità terrestre di cui siamo parte, la relazione con la natura sia un ingrediente irrinunciabile. Una relazione che permetta di “vivere con”, di interagire, di conoscere, di incontrare quella parte di mondo con cui siamo strettamente intersecati. Come esprime Louise Chawla psicologa ambientale studiosa dell’importanza di questa relazione, “la natura permette di raggiungere più rapidamente l’essenza delle cose. Espone in modo più diretto agli elementi da cui ci siamo evoluti. Senza questa esperienza dimenticheremmo il nostro posto. Non ricorderemmo più l’esistenza del grande tessuto da cui dipende la nostra vita”.

Questo aspetto dell’esperienza umana viene ritenuto fondamentale nello sviluppo dei bambini, al pari dell’assunzione di cibo o di un sonno adeguato, per garantire le abilità necessarie ad affrontare la vita.

Ora, che ognuno provi a pensare, quanto il “nutrimento di natura” sia adeguato per i bambini che frequenta quotidianamente, siano figli, allievi o nipoti.

E ci si chieda se qualcuno si sognerebbe mai di far saltare pasti per più giorni ai propri figli o privarli del riposo notturno, mentre con molta leggerezza e disattenzione abbiamo ridotto o spesso eliminato la possibilità per i bambini di calpestare l’erba, magari a piedi nudi, di arrampicarsi sugli alberi, di cucinare polpette di fango, di sdraiarsi in un prato, di avere insomma un adeguato apporto quotidiano di natura.

L’importanza di questo nutrimento fondamentale per la crescita dei bambini, è stato oggetto della Festa della pedagogia viva (https://www.asilonelbosco.com/wp/festa-internazionale-pedagogia-viva/) del 20 e 21 febbraio 2021 organizzata dall’Associazione Asilo nel bosco (https://www.asilonelbosco.com/wp/).  Questa realtà nata oltre 15 anni fa in provincia di Roma è diventata in Italia un riferimento di pratica e di ricerca sull’educazione in natura, promuovendone la diffusione in molte regioni.

La portata internazionale dell’evento parla di un cambiamento diffuso di paradigma in cui la natura è riportata al centro dell’esperienza educativa e pedagogica. Natura fisica che si fa maestra di modi di apprendere, di relazionarsi, di progettare e creare futuro. 

Nel suo libro Richard Louv parla di generazione ‘de-naturata’ riferendosi ai giovani americani a cui ha dedicato molti anni di incontri e interviste per le sue ricerche e descrive il bisogno di questi ragazzi di avere un grande scopo. Questa affermazione mi ha richiamato l’immagine delle piazze del mondo che negli ultimi anni si sono riempite di giovani uniti nello scopo, informati nei contenuti, determinati nei loro passi a proteggere la Terra, la nostra casa comune. Proprio loro, giovani che stanno perdendo l’opportunità di una relazione profonda e fondante con la natura rivendicano il proprio diritto ad un mondo in cui questo sia ancora possibile. Mi piace pensare che il movimento mondiale nato per contrastare il cambiamento climatico stia gridando a gran voce che quel Bambino non sarà l’ultimo nel bosco. Mi piace augurare che, attraversando la crisi, da questo intento si possa ripartire. E come la Festa della pedagogia viva ha raccontato, in molti lo stanno già facendo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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