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Franco Pistono

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Le parole sono di David Monacchi, ricercatore, compositore e sound artist, il quale ci descrive il paesaggio acustico di una foresta, con la straordinaria polifonia che ne colora, anche nel buio più profondo, ogni andito.

Sarebbe pienamente incantevole come immagine, non fosse che, nella restante parte della conferenza da cui ho estratto il corsivo, il relatore riferisce di come tutto questo stia, inesorabilmente, scomparendo.

Inutile dirlo, la causa siamo noi, noi umani, predatori, padroni troppo spesso e quasi mai custodi.

Non scriverò molto di più, poiché desidero che il tempo “risparmiato” ciascuno investa nell’ascolto dell’intero intervento.

Quando andiamo a passeggio in un bosco, in campagna, comunque fuori da un centro urbano, facciamo un esperimento: chiudiamo gli occhi e sintonizziamoci sulle voci del pianeta. David Monacchi le descrive come figlie di “una precisa partitura scritta probabilmente dall’evoluzione naturale, dalla selezione naturale, anzi, di 65 milioni di anni di evoluzione”.

Infanti spettatori, noi sediamo nel gigantesco teatro della vita, ascoltando il coro del mondo; piano piano le note si sfibrano, le parti si sgretolano, una a una, e iniziamo ad avvertire inquietudine, freddo, disagio… qualcuno cerca conforto, uno sguardo, un perché, una voce si leva – “Che succede?” –  ma rapida un’altra la tronca, calando affilata: “Silenzio – recisa, sentenzia – si muore!”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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