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Franco Pistono

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Non so se il dato sia attendibile, ma poco importa, perché qui il frutto è una riflessione, e quella possiamo coglierla subito.

Perché scriviamo, suoniamo, studiamo, amiamo, perché ci arrovelliamo, qual è il senso della nostra vita?

Ci riflettevo per l’ennesima volta stamani, uno dei giorni in cui tremo al pensiero di non aver fatto nulla di importante, di degno di nota, in cui mi percuoto testa e cuore chiedendomi quale orma lascerò una volta “passato”.

Capita a tutti, lo so, è umano, ma non mi consola.

La verità è che il senso dell’esistenza non l’ho ancora trovato e temo mai avrò successo in questa ricerca, tuttavia la ragione delle mie fatiche mi appare nitida: non è per me che mi scuoto e mi sfibro, o meglio è per me, certo, ma non per trarne ricavo, successo, posizione – sarebbe patetico, nel caso – bensì per lasciare una testimonianza del mio cammino.

Piantare tamarindi, allora, è metafora – ma anche azione concreta – calzante; compiere gesti dedicati agli altri ci fa stare bene e, in parte, soddisfa l’ansia di eternità che ognuno, chi più chi meno, si porta appresso.

Tempo fa scrissi: “Ogni poesia è un granello di sabbia che ha senso, nella storia di ognuno, cadendo. E coglierlo è aver cura del tempo, badare a se stessi, saper guardare, pensare e pesare il più ingenuo, più tenue dettaglio. Questo granello di sabbia di me è per te, perché si aggrappi a te, come nei marosi un uomo a una cima, speranza di vita, appiglio comunque; un segno, un ricordo, un’orma bianca che racconti che tu, di qui, sei passata.”.

Non ricordo per chi o per cosa – forse la vita stessa? – avessi pensato queste righe, ma oggi, qui, mi piace consegnarle, condividerle, offrirle in dono al destino, per illudermi durino, perché Tu, chiunque tu sia, in ogni domani possa trovarle mature, dar loro un senso e, infine, con loro, nutrirti.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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