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Marina Serafini

[/split_line_heading][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” centered_text=”true” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/3″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” bg_image_animation=”none”][vc_column_text]Oggi mi sento un po’ strana, uggiosa come questa giornata, con i pensieri che indossano l’argento del cielo e mi trascinano via in una dolce evasione.

Gennaio e l’aria frizzante, portata ad ondate da un vento impietoso. Ho le mani gelate, le apro e le chiudo più volte, con lo sguardo rivolto all’esterno.

E mi perdo nel verde brillante del giardino silente, in questa mattina tranquilla che scorre così lentamente, e i pensieri vanno e vengono, inquieti, tra gli eventi  rumorosi che stanno invadendo i miei giorni.

Fili di erba, tanti da sembrare un fitto tappeto, ornati da capolini rosati, concentrati in prossimità del muretto. Come me, anche loro hanno necessità di riparo, attendono che i flebili raggi del sole rimbalzino su quei mattoncini grigiastri e donino loro una delicata carezza.

Silenzio e lentezza, le mani agganciate intorno al bicchiere bollente che profuma di tiglio e di miele.

Mi vedo così, fatta di fibra, ben radicata nel suolo, sospinta dal vento che fischia, di qua e di là, e mi lascio cullare senza timori perché là sotto la terra mi tiene. Vicino, uno stuolo di amici che, al pari di me, si tengono stretti a quel terreno bagnato di pioggia, e intrecciano legami sottili ma forti.

La luce dovunque là sopra, e qualche foglia leggera che pian piano vien giù, ondeggia con calma fino a posarsi tra noi.

Ci attraversano passi di ogni misura, pesanti e sornioni, lesti e sinuosi, di corpi che annusano l’aria e la terra, e chi ogni tanto si ferma in silenzio ed ascolta, chissà in attesa di cosa.

Gocce di umore notturno rimangono impigliate su noi la mattina e per buona parte del giorno, mentre il cielo rischiara e le nubi proseguono, ignare, i loro percorsi.

Un amico comune ci spinge, invisibile e forte, ma nemmeno la sua voce potente riesce a turbarci: noi restiamo quaggiù, esili strumenti di unione tra mondi apparentemente discosti.

La terra protegge con forza la mia posizione, e allora io danzo nel vento, in onore alla luce che mi dà nutrimento, in compagnia di quei piccoli esseri che percorrono strade invisibili vicino e sopra il mio capo.

Piccoli steli piegati dal vento, radicati nel suolo con deboli funi, irrigiditi dal gelo, gravati dall’acqua piovana, calpestati da pellegrini inattesi. Comunque infiniti, nello spazio altrettanto infinito. Separati tra loro là fuori, ma radicalmente vicini ed uniti.

Insieme: la forza nel modo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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