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Marina Serafini

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In questi giorni una notizia si diffonde veloce di bocca in bocca, di riga in riga, suscitando stupore e allegria: nella città di Roma, sulle paline di alcune fermate di autobus, compare una colonnina colorata di rosa indicante un percorso Fantastico . Si tratta della linea 140, che percorre strade e piazze di fantasia, rimanendo attiva in orari impossibili: sono i luoghi immaginifici di un grande poeta-educatore, Gianni Rodari, di cui è appena ricorso il centenario della nascita. I bus della linea “Fantastica” partono dalla stazione Rodari per poi passare a Campidoglio al Pistacchio, alla Torta in Cielo, Sulla spiaggia di Ostia ed infine al capolinea; e gli orari di “prima e non ultima partenza” vengono indicati come segue:

Un tributo anonimo che fa sorridere, ci sorprende, ma al tempo stesso incarna una polemica ben nota alla romanità: il servizio dei mezzi pubblici in questa città è talmente scadente e inappropriato da essere divenuto ormai soggetto fantastico, nel senso più critico possibile. E dunque perché non indicare mete fantastiche, dove il servizio reale non potrà ovviamente mai transitare?

La situazione igienico-sanitaria che stiamo vivendo ormai da un anno ha evidenziato con prepotenza quanto già era esposto in piena luce: il famoso elefante nella stanza ,oggetto così scomodo ed ingombrante che è preferibile ignorarlo.

In questi mesi difficili hanno trovato attuazione provvedimenti poco compresi, a volte poco comprensibili, impopolari e ovviamente discussi, che hanno evidenziato con conseguenze disastrose la fragilità e la fatuità del sistema economico diffuso. I media ci sottopongono casi di disastro sociale che si reiterano senza apparente requie, con persone ridotte allo stremo.

E così, nei dibattimenti improntati alla ricerca delle aree di urgente intervento, si è puntato il dito da più canali sui trasporti, l’inadeguatezza dei quali ha ormai assunto lo status di con-causa della diffusione dell’odiatissimo virus tra la gente. Senza, per altro, che venissero messi in essere provvedimenti di qualche utilità.

Le persone necessitate a fruirne hanno sperimentato l’antitesi del tanto millantato e risolutorio “distanziamento sociale”. Alcuni di loro, così una mia amica, si sono ammalate, divenendo a propria volta strumenti di contagio.

Ecco che allora un anonimo poeta – perché di poesia a mio parere si tratta – ha protestato in maniera deliziosa, diffondendo il sorriso tra la gente e riponendo le odiose bombe, silenziando le urla, rompendo lo schema dei soliti inutili slogan. “Tanto strepito per nulla”, scriveva un altro poeta!

E sia: che le rivoluzioni nascano dalla creatività e dal sorriso, dall’immagine di un luogo favoloso sovrapposto a quello disagiato, perché il confronto chiarisca, evidenzi, e provochi la necessaria reazione.

Perché, permettetemi, con l’educazione si ottengono i cambiamenti migliori, e in un paese che si dichiara civile questo è il meglio che si possa augurare.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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