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Franco Pistono

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Ho conosciuto Mariasole Bianco in occasione della redazione della Carta di Roma, nel 2016; eravamo seduti accanto, al tavolo di preparazione del documento poi firmato congiuntamente dagli allora ministri dell’ambiente e dell’istruzione.

Dedico questa riflessione a lei e al suo impegno, così consonante con quello di Plant for the Planet.

Prima di tutto, Mariasole è una biologa marina, esperta di conservazione dell’ambiente marino, scienziata e divulgatrice ambientale; se siete curiosi – e vi consiglio di esserlo – trovate un po’ di lei nel suo sito.

Ma tornando a noi, perché parlo di mare in un blog dedicato alle piante?

Quattro numeri per iniziare a capirlo: 71, 80, 70 e 30.

Cosa sono è presto detto: il 71% della superficie terrestre è coperta dal mare, l’80% delle specie vive negli oceani, il 70% dell’ossigeno che respiriamo viene dal mare e il 30% dell’anidride carbonica viene assorbita dall’oceano.

Scopriamo così che il mare svolge funzioni che di solito associamo alla terra, ma andiamo oltre.

Nell’intervista che vi invito ad ascoltare e guardare, Mariasole in un passaggio afferma che “proteggiamo quello che amiamo e amiamo quello che conosciamo”.

Già soltanto familiarizzare con i dati di cui sopra ci aiuta a capire che il mare è importante, così come le piante, il cielo e… insomma, la natura tutta!

Ma che differenza c’è tra natura e ambiente?

Cito qui un altro amico, purtroppo scomparso all’inizio dell’anno scorso, il sociologo Gian Luigi Bulsei, il quale scrisse che “Mentre con il termine “natura” si è soliti riferirsi, in senso descrittivo e logico-filosofico, all’insieme di ciò che esiste (entità fisiche, organismi, sistemi viventi), il più ampio concetto di “ambiente” tende a considerare, accanto alle componenti naturali, anche i processi sociali e culturali derivanti dal rapporto dell’uomo con il sistema fisico. Ambiente si configura dunque come un complesso attivo di elementi che si muovono in un contesto comune, influenzandosi reciprocamente. Esso non è solo un insieme di fatti (gli elementi che lo compongono), ma anche luogo di atti (le dinamiche che tra questi stessi elementi intercorrono)”.

L’invito è dunque a “conoscere, amare e saper proteggere” questa sottile, fondamentale differenza tra natura e ambiente, ricordando che risiede nello scarto tra fatti e atti, cioè nel modo di interpretare il nostro ruolo nel mondo, sia esso marino o terrestre.

Insomma, noi non siamo il centro dell’universo, ma siamo l’ago che sbilancia o riequilibra, teniamolo a mente!

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