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Cristina Converso

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A    Ancestrale

L    Legnoso

B    Benevolo

E    Estatico

R    Reale

O    Ostinato

A   Ancestrale: una creatura nata dopo i vagiti di questo pianeta, ben prima di noi. Le prime piante      terrestri comparvero 400 milioni di anni fa, e da quel momento la loro constante, lenta, intelligente evoluzione ha colonizzato il nostro mondo (o forse il loro mondo, e noi siamo gli ospiti?). Ancestrale come l’anima dell’uomo, come gli occhi della donna che lo videro per la prima volta nelle steppe africane, lì con la sua forma, che ricorda quella di un cuore allargato verso il cielo. Pensiamoci, ogni volta che lo incontriamo sul nostro cammino, ai lati della strada, certo non potrà essere l’originale, ma l’intensità del flusso della linfa, che scorre nei suoi tessuti, come il sangue di quel lontano uomo o donna, scorre nei nostri tessuti, ancora oggi. 

L    Legnoso: sì legnoso, nel senso più alto e positivo del termine. Vero per la sua consistenza e composizione, ma vediamola come una qualità. Vi sembra difficile? Per nulla! Il pensare comune associa a “legnoso” una consistenza sgradevole, rigidità, assenza di morbidezza e scarsa disinvoltura. Ebbene, io invece associo a “legnoso” la resistenza nel tempo, la capacità di non farsi erodere dalla vita nel bosco, che certo non è facile. In quanto alla morbidezza, avete mai accarezzato la corteccia di un faggio? Quindi, quando vi diranno che siete legnosi, ringraziate perché significa che siete resistenti! 

B    Benevolo: sarebbe stato troppo banale scrivere bello, perché lo ritengo scontato. Invece, ho preferito benevolo, ossia ben disposto, affettuoso, clemente, indulgente verso ciascuno di noi. L’albero è lì, non ha mai atti ostili, certo deve combattere per sopravvivere, a volte con i propri simili, così è la seleziona naturale, ma verso di noi è solo dispensatore di benevolenza. Ci rinfresca le estati, respira per noi, scalda i nostri inverni, ci nutre, ci accoglie e mai, si allontana quando vogliamo abbracciarlo. Indulgente anche, perché ascolta e perdona le voci del bosco e quelle dell’uomo. 

E    Estatico: l’albero è lì, immobile, con quell’apparente distacco dal tempo, colmo della sua perfezione che ricorda all’uomo il rapimento dell’estasi. Non c’è momento più unico e intimo, accessibile a tutti, che quello di restare fermi ad osservare un albero, seduti, sdraiati in terra sotto le fronde, lontani, vicini. Nessuno rimane indifferente, anche dinanzi alla tenacia di un piccolo alberello, già al primo anno ha la capacità di evocare l’estasi in chi lo guarda e allontanare l’anima dal tempo e dallo spazio.

R    Reale: in un mondo troppo virtuale l’albero è ancora un valore reale. Concreto e tangibile, una presenza tattile che possiamo ritrovare, visitare, abbracciare. Una creatura concreta nella sua vita di anni. Un amico che possiamo tornare a visitare ogni volta che siamo soli, ci attende lì, in cima a quella collina, nel giardino dietro casa, nel prato dei nonni, lungo il viale. Reale quanto noi, la sua vita reale quanto la nostra, e per tale motivo vittima o eroe del destino che noi sapremo offrigli.  

O    Ostinato: sì tanto tanto ostinato. L’albero è tenace, resistente, forte, accanito, indomito. Non saprà mai perché il suo seme si è posato lì, su quella roccia, attaccato a quel dirupo, sulla scogliera, aggrappato alla parete di un orrido, ma non per questo rinuncia a vivere. Anzi, si piega, si adatta, si contorce, si biforca, si inspessisce, rinuncia alla perfezione della forma cui è vocato, ma sopra ogni cosa la sua ostinazione lo porta a scegliere ancora una volta la lotta per la vita. Così li vedo, così li amo, esempio di saggezza e di resistenza.

Un caro saluto cari lettori e lettrici, grandi e piccini, alla prossima tappa della nostra avventura arborea! E per le prossime festività vi auguro di essere ancestrali, legnosi, benevoli, estatici, reali e ostinati.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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