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Daniela Saltarin

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Provo qui a dare l’idea di questo parallellismo fra processi geologici ed educativi utilizzando la storia della valorizzazione del Cullinan, il più grande diamante grezzo mai ritrovato al mondo.

Sorvolo sui passaggi di come il diamante sia stato trovato e di come sia arrivato in Inghilterra, per concentrarmi su come si sia arrivati a renderlo veramente prezioso per il suo proprietario.

Al momento del suo ritrovamento, la pietra grezza pesava più di 3000 carati (circa 600 gr), un vero concentrato di potenzialità di grande valore, che però così come erano non valevano poi tanto, dovevano essere tirate fuori (parallellismo con educare?) dalla massa spigolosa ed informe che il diamante era in quel momento.

I tecnici incaricati al taglio, i fratelli Assher di Amsterdam, massimi esperti della materia, lo studiarono per mesi: un buon gemmologo, girando più volte il cristallo riesce a “vedere” dove è il suo punto “magico” .

E così fu: dopo 6 mesi di studio quotidiano, uno di loro si prese la responsabilità di dare il primo colpo, lui aveva “visto” dove farlo e, con grande coraggio, scelse i giusti strumenti e agì in quell’unico punto che avrebbe fatta la differenza del risultato.

Quel colpo fu dato con sapienza e dal blocco si generarono 105 diamanti poi lavorati in varie fogge, di cui i 9 maggiori fanno parte del tesoro della Corona e sono custoditi nella Torre di Londra, e il più grande di questi 9, il Cullinan I° o Stella D’Africa, è ancora oggi il secondo diamante tagliato, per dimensioni, al mondo.

Questa mia riflessione vuole semplicemente trasferire in modo estremamente concreto, diciamo pure “da mondo minerale”, l’importanza dell’attenzione da dare ad un bambino e di come noi adulti dovremmo guardare ad ognuno di loro come ad un Cullinan.

Ogni bambino, per esprimersi in tutto il suo potere alchemico, necessita dell’aiuto di un occhio esperto che veda dentro di lui i suoi piani sviluppo e sappia agire dove è meglio per valorizzare tutti i suoi talenti.

Per riuscire in questa impresa serve attenzione da parte di noi adulti, capacità di ascolto e osservazione dei bambini, riuscire a stimolare la loro attenzione, la loro voglia di intervenire per portare il proprio contributo. Se non dovutamente capiti ed interpretati, il loro entusiasmo e voglia di fare diventano frustrazione e chiusura al dialogo, generando così futuri adulti diffidenti, egoici, paurosi e pericolosi per la qualità di vita di tutti e dell’ambiente che ci ospita.

Finora i bambini sono stati considerati dei meri fruitori della società, hanno sempre dovuto subire l’azione degli adulti in quel momento classe dirigente, fino ad arrivare a sostituirsi a quest’ultimi raggiunta una certa età. Ma se al loro arrivo la classe dirigente che li ha preceduti avesse già distrutto tutto, cosa si troverebbero a dirigere?

L’esperienza di Felix Finkbeiner ci ha dimostrato invece che i bambini, fin da piccoli, hanno la forza, e molto spesso la competenza, anche acquisita in modo autodidattico, per essere propositori e gestori della società al pari degli adulti, specialmente in quanto ad ambiente e sostenibilità e per questo devono essere ascoltati.

Felix Finkbeiner a 9 anni si è messo al servizio in prima persona, coinvolgendo coetanei ed attivando così una serie di processi virtuosi che lo hanno portato ad essere ascoltato alle Nazioni Unite quando aveva 11 anni, a piantare più di 14 miliardi di alberi nel mondo per contrastare il riscaldamento globale e finalmente arrivare oggi a sedersi ai tavoli decisionali su ambiente e sostenibilità più importanti del mondo.

Fin dal primo giorno in cui ne ho sentito parlare, da geologa amante studiosa del ciclo del carbonio, ho visto in Felix Finkbeiner un Cullinan.

Questo ragazzo, nato come un grande diamante grezzo, ha avuto la fortuna di essere “trovato” da mani esperte che lo hanno saputo ascoltare, sostenere e valorizzare. Un grande applauso va prima di tutto ai suoi genitori che lo hanno capito, hanno avuto fiducia in lui, lo hanno dotato dei giusti strumenti per eccellere in quel che voleva e sapeva fare spontaneamente, arrivando a creare quello che oggi è il fenomeno Plant-for-the-Planet Foundiation e raccogliere i risultati eccezionali che sono sotto gli occhi di tutti.

Felix oggi ormai è un vero Ambasciatore per la Giustizia Climatica, un giovane adulto che sta facendo la differenza nel mondo.

I programmi educativi di Plant for the Planet nascono tutti ispirandosi alla sua esperienza, sono stati ideati, e vengono continuamente aggiornati in metodologia e contenuti, proprio per dare voce a più bambini possibili e la possibilità di diventare veri ambasciatori per la giustizia climatica.

Uno in particolare è il fiore all’occhiello del programma educativo, la One Day Academy Plant-for-the-Planet, format educativo riconosciuto quale strumento ufficiale per il decennio  2020 – 2030 dedicato all‘Educazione per lo Sviluppo Sostenibile promosso dalle Nazioni Unite.

Oggi nel mondo ci sono già quasi 100.000 giovani e giovanissimi  Ambasciatori per la Giustizia Climatica Plant-for-the-Planet diplomati alle One Day Academies organizzate in più di 75 paesi al mondo, un traguardo straordinario raggiunto in 11 anni di attività, con pochi mezzi e tanta passione.

Ma sappiamo che l’umanità è molto più ricca di bambini come Felix, sappiamo che molti altri sono pronti a fornire con entusiasmo il proprio contributo impegnandosi in tutti i settori possibili, ognuno con la propria abilità.

L’augurio che ci facciamo tutti noi, che abbiamo contribuito a portare anche in Italia  Plant-for-the-Planet, è di poter arrivare anche nel nostro paese a raggiungere con i nostri strumenti più bambini possibili, portare ovunque l’opportunità e il contributo educativo di Plant-for-the-Planet per affidarlo alle nuove generazioni con l’invito ad utilizzarlo al meglio amplificandone la potenza creativa in questa nostra nazione, di suo già considerata fra le più creative al mondo.

[Thanks to Andrik Langfield for image][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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